OSmOSI INVERSA –

Il metodo più impiegato negli ultimi decenni per la dissalazione dell'acqua è l'osmosi inversa. L'impianto è costituito, nelle sue parti essenziali, dalle membrane, alloggiate nei vessels e la pompa multistadio, il tutto assemblato su skid, spesso in acciaio. La durata delle membrane dipende da molteplici fattori: qualità dell'acqua, presenza di pretrattamento impiantistico, trattamento antincrostante, manutenzione generale. Un impianto in buone condizioni di esercizio permette di sostituire le membrane anche dopo 4 - 6 anni. Considerato l'elevato costo delle membrane risulta evidente il risparmio da corretto impiego dell'impianto ad osmosi inversa. 

La A.S.A. - Ingegneria e Tecnologie Ambientali s.r.l. progetta e realizza impianti su misura delle esigenze dell'applicazione di riferimento. ’addolcimento dell’acqua si realizza con un filtro rapido in pressione il cui materiale di riempimento è un letto di resine cationiche forti in ciclo sodico. La loro caratteristica è di scambiare gli ioni del calcio e del magnesio con ioni di sodio. Ad esaurimento del potere di scambio ionico del volume di resine, l’impianto effettuerà in automatico l’operazione di rigenerazione, aspirando una soluzione sovrassatura di cloruro di sodio da un apposito contenitore, detto “tino salamoia”. Durante il tempo necessario alla fase di rigenerazione l’impianto erogherà acqua grezza, per via del by pass della centralina di comando, che spesso comprende anche il programmatore a tempo per impostare i giorni e gli orari in cui l’impianto deve rigenerare le resine. Alcune realtà di utenza che richiedono acqua addolcita 24 h/24 h, come gli ospedali, impiegano addolcitori in versione duplex con rigenerazione a volume; si  assicura l’erogazione di acqua addolcita dalla colonna che non va in rigenerazione e che si alternerà all’altra durante la relativa rigenerazione, e così via. Il principale materiale di consumo è il sale per le rigenerazioni, ma dato il suo basso costo €/Kg, il costo di gestione diventa più che accettabile. Occorre fare attenzione a che l’acqua grezza in ingresso all’impianto non contenga ferro disciolto: questo è tra i principali responsabili dell’inquinamento delle resine, legandosi a loro inesorabilmente e diminuendo progressivamente il volume utile di resine per lo scambio ionico, riducendo la portata d’acqua addolcita prodotta per cui l’impianto è stato dimensionato

.